Una caccia alle streghe, una foresta, l'oscurità che ci abita: uguale a noi, fra i tanti.
Romanzo notturno e cupo: una caccia alle streghe in una foresta che non finisce mai. Maccapan lavora sul confine fra paura collettiva e paura privata.
«La foresta non finiva mai, e questo era esattamente il punto.»
Ci sono boschi in cui è meglio non addentrarsi quando cala il buio, e I 98 alberi ci trascina esattamente nel cuore di uno di questi. È un romanzo notturno, profondamente cupo, che ti avvolge fin dalla prima pagina con l'atmosfera soffocante di una spietata caccia alle streghe all'interno di una foresta che sembra non finire mai. Al centro della vicenda c'è una ragazza. Agli occhi della sua comunità è pura, indifesa, la classica vittima innocente che tutti cercano disperatamente di proteggere e salvare da una condanna ingiusta. Eppure, in questa storia niente è come sembra e le apparenze sono una trappola mortale. Dietro la maschera della bontà assoluta si nasconde una verità agghiacciante: lei non è la preda, ma la strega stessa. Un'entità oscura impegnata in un rituale silenzioso, inquietante e ossessivo. Conta gli alberi di quel bosco in cui tutti si perdono. Uno dopo l'altro. Fino ad arrivare, inesorabilmente, a novantotto.
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