Il racconto di una famiglia travolta dalla guerra. Coraggio, tra la neve e il fiume.
Pubblicato sotto Metropolitan Seeker, «Polvere e Fucili» segue una famiglia trascinata dalla violenza della guerra: un romanzo asciutto, fatto di neve, fucili e silenzi lunghi. Maccapan piega la sua scrittura verso il pieno respiro narrativo.
«Avevano ancora la polvere sulle mani e il fiume davanti, e nessuna delle due cose voleva andarsene.»
La grande Storia è fatta di piccole, fragili vite che cercano di resistere alla tempesta. Polvere e fucili ci precipita nel fango e nel frastuono di uno dei momenti più drammatici del nostro passato: la battaglia sul Piave. Lo fa scegliendo una prospettiva profondamente umana, prestando la voce a ogni singolo componente di una famiglia improvvisamente travolta dal conflitto. È un racconto corale dal ritmo secco, duro e spogliato di qualsiasi retorica. La narrazione non fa sconti e non cerca di abbellire la realtà: restituisce in modo crudo la spietatezza della guerra, l'odore acre della polvere da sparo e l'angoscia di chi vede il proprio mondo sgretolarsi un pezzo alla volta. Sfogliando le pagine si vive il terrore della trincea, ma anche la logorante e silenziosa attesa di chi è rimasto a casa, costretto ad ascoltare da lontano l'eco implacabile delle armi. Eppure, in mezzo a tanta oscurità e desolazione, il testo non si arrende mai del tutto al buio. Tra le pieghe di questa cronaca così cruda, si fa strada una luce ostinata. È una storia di pura sopravvivenza emotiva, un promemoria potente che ci ricorda come, persino quando tutto intorno a noi sembra ridotto in macerie, l'amore di una famiglia e una viscerale, disperata speranza nel domani possano rivelarsi le uniche ancore di salvezza.
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