

Una raccolta di ritratti in miniatura. Personaggi colti in un solo gesto, in una sola frase. Il libro più leggero di Maccapan — e forse il più affilato.
«Per quanto tu possa inseguire la speranza, prima o poi inciamperai in qualcosa. Se non ti sei fatto male; sei arrivato»
"Ritratti brevi" è come una scatola di fotografie trovate per caso. Non c'è una trama orizzontale a unire i pezzi, non c'è un filo conduttore che ti obbliga a seguire un percorso prestabilito. Ogni racconto vive di vita propria, in modo del tutto indipendente, ed è proprio qui che risiede la sua magia. Alcune di queste storie durano il tempo di un respiro: una sola pagina capace di colpirti a tradimento e lasciarti addosso un'emozione improvvisa. Altre si prendono un po' più di respiro, distendendosi su una ventina di facciate per calarsi più a fondo in un momento o in un'intuizione. Ma in tutte c'è la stessa ricerca dell'essenziale. È una scrittura densa, che si muove in equilibrio su quel confine delicatissimo che separa la narrativa dalla poesia. Più che descrivere fatti, queste pagine dipingono sensazioni. Sono frammenti carichi di metafore e di significati che non vengono urlati, ma suggeriti. È un libro che, in un mondo che va sempre di corsa, ti chiede di fermarti. Ti invita a leggere tra le righe, ad ascoltare i silenzi tra una parola e l'altra, e a farti attraversare dalle immagini. Non è una lettura da divorare in fretta per scoprire come va a finire, ma una compagna da tenere sul comodino. Da aprire magari a caso, quando si ha bisogno di uno spunto, di una riflessione intima o semplicemente di ritrovarsi per un istante di pura e inaspettata bellezza.
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